La rotta dei due mari: un cammino per la Valle d'Itria

Scoperto praticamente per caso durante la quarantena, la Rotta dei due Mari è un nuovo cammino pugliese che parte da Polignano a mare e raggiunge Taranto dopo 6 tappe che percorrono la Valle d'Itria. Dato che il percorso toccava borghetti che avevo recentemente messo in wishlist, non me lo sono fatta scappare e, convinto il mio compagno di viaggio, abbiamo organizzato il viaggio per ottobre in bicicletta. In questo post vi racconterò la mia esperienza e vi lascerò consigli utili per quando lo vorrete fare anche voi!

La rotta dei due Mari

Descrizione

Si chiama Rotta dei due Mari il cammino che ti fa toccare il mare Adriatico e il mar Ionio, passando per la Valle d'Itria, la famosa valle dei trulli della Puglia. Un percorso che attraversa ulivi secolari e attraversa borghi tra i più belli d'Italia, un cammino slow che vuole celebrare un territorio unico nel suo genere.

Si parte da Polignano a Mare, diventata famosa in tutto il mondo per la sua posizione a picco sul mare,  e la città di Domenico Modugno. E la Rotta vuole omaggiare il cantautore italiano segnano dome inizio del percorso proprio la statua a lui dedicata dalla sua città natale. L'arrivo è Taranto, al suo maestoso Castello Aragonense, dopo un percorso di 132 km e 6 tappe lungo il tragitto:

1) Castellana Grotte (19 km)
2) Alberobello (21 km)
3) Locorotondo (19 km)
4) Martina Franca (15 km)
5) Crispiano (27 km)
6) Taranto (24 km)

Da non dimenticare: prima di partire prendete la vostra pietra dalla spiaggia di Lama Monachile a Polignano e portatela in viaggio con voi. Una volta arrivati a Taranto, lanciatela nel Mar Grande, proprio di fronte alla statua dei due marinai.

La Rotta dei due Mari

Informazioni e segnaletica

Referente del percorso è Francesco, che potete contattare inviando una email a rottadeiduemari@gmail.com o scrivendogli direttamente dalla pagina Facebook del cammino: La Rotta dei due Mari. Sulla pagina trovate anche il modulo per ricevere il passaporto del Coaster e i percorsi GPS previo bonifico di 15€ destinato al mantenimento del percorso. 

Assolutamente consigliato richiedere il materiale! Per quanto il percorso sia ben segnalato, ci sono punti in cui, senza le tracce GPS, ci saremmo sicuramente persi. Varie volte abbiamo sbagliato strada e grazie alle tracce ci siamo ricongiunti. Inoltre, due altri viaggiatori che abbiamo incontrato durante il percorso, i quali non avevano richiesto le tracce, ci hanno raccontato di essersi persi diverse volte, specialmente nel bosco, dove non prendeva neanche internet.  Quindi, visto quanto sono servite a noi e alla testimonianza dei nostri con-pellegrini, consigliamo caldamente di richiederle. E poi è soddisfacente collezionare i timbri! Oltre al fatto che con il passaporto potrete avere qualche sconto in ristoranti convenzionati.

Come detto precedentemente, il percorso è ben segnalato, anche se in alcuni punti i segni rimangono nascosti o troppo piccoli. Comunque, bisogna seguire questi tre tipi di segnali: i cartelli con logo e direzione, la doppia linea blu e rossa, la freccia azzurra a forma di onda (e sottolineo a onda, da non confondere con quelle dritte che si possono incontrare), adesivi con logo e frecce direzionali. Ne potrete trovare uno, o diversi insieme, i quali vi indicheranno il percorso.

 


La Rotta dei due Mari

La mia esperienza

Introduzione

Primo cammino che faccio della mia vita. In realtà, a percorrerlo sono andata in bici, dopo aver letto  e ricevuto conferma dall'organizzatore, che è altrettanto fattibile con una mountain bike. Quindi riformulo: prima esperienza di cicloturismo. Ero elettrizzata, ma anche un po' spaventata, conoscendo le mie scarse doti di resistenza quando c'è della fatica da fare. Sono comunque determinata ad arrivare fino alla fine, costi quel che costi.



Giorno 1 Polignano a Mare - Castellana Grotte:19km e 3 ore di percorrenza (6 a piedi)

Salutiamo Polignano a Mare con un po' di dispiacere: caldo e sole sono molto invitanti per passare una settimana in spiaggia. La partenza è la statua di Domenico Modugno, a pochi passi dal centro e proprio sopra la spiaggia di Lama Monachile, da cui abbiamo raccolto il sasso. Ma già dobbiamo saltare il primo pezzo del percorso perché impossibile da fare con la bici: la salita che che parte dalla spiaggia fino al parcheggio è un cumulo di sassi e rocce posti uno sopra l'altro. Non ci sono problemi a farlo a piedi, ma con la bici abbiamo preso un percorso secondario.


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Dopo aver attraversato un cavalcavia per superare la statale, fatto da me a piedi (iniziamo già!), ci si immerge nelle stradine carrarecce molto suggestive. Siamo circondati da ulivi, campi, viti, verde dappertutto! Siamo entusiasti ed elettrizzati per questo inizio di cammino.

Piccolo intoppo a neanche metà del percorso: mi si infiamma un ginocchio. Figurati se non ci debbano essere subito problemi, mai che possa andare tutto liscio. Colpa mia che non sono allenata e non mi sono preparata a dovere. Il male è inizialmente sopportabile, quando sento che inizia a tirare troppo scendo e mi faccio un pezzettino a piedi, specialmente in salita. 


Dopo tre ore di pedalate arriviamo a Castellana Grotte, paese conosciuto principalmente per le sue grotte. Prima tappa in città: la farmacia. Cercando di evitare di prendere subito medicine, chiedo una pomata per il ginocchio infiammato, nella speranza che possa fare la differenza.

Risaliamo sulle nostre bici e raggiungiamo l'hotel, proprio accanto alle grotte. Doccia, un po' di relax, ci indirizziamo a visitare le famose grotte. Camminando, il ginocchio non fa male e io sono abbastanza positiva. Cena nel ristorante dell'hotel e a letto presto: domani si va ad Alberobello e io voglio arrivare presto per godermela bene!

 


Giorno 2 Castellana Grotte - Alberobello: 21 km e 3 ore di percorrenza (6 a piedi)

Mi sveglio con un ginocchio dolorante. Faccio addirittura fatica a fare le scale per scendere a colazione. Come ci arrivo alla fine? Inizia lo sconforto. Pomata e via, si parte con calma. Dobbiamo riscendere in paese per il timbro al passaporto, concordando di farlo subito all'arrivo per evitare giri in più, e partiamo verso la nostra seconda tappa.

Il male al ginocchio è troppo forte, ma per fortuna il mio compagno ha un cuore d'oro e prende la catena per legare le bici e trascinarmi, almeno per far riposare un po' la mia articolazione. Il percorso non sembra molto difficile: sempre strade carrarecce in mezzo a campi e masserie. Incontriamo anche le mucche al pascono che, curiosissime, ci vengono a salutare.


Riprendiamo il percorso e ci inoltriamo verso percorsi boschivi. Per fortuna manca poco all'arrivo, perché ci dobbiamo slegare e procedere ognuno per conto suo. Per prima cosa, perché iniziano i cancelli su cui dobbiamo far scavalcare le bici, secondo perché i sentieri si fanno stretti e più irregolari e potrebbe essere pericoloso.

Piccolo neo dei cancelli: per chi fa il percorso a piedi non ci sono problemi. Si incontrano diversi cancelli chiusi col lucchetto per evitare l'accesso, credo alle macchine, in proprietà private. Il problema è per le bici. Con le sacche cariche con le nostre cose, era un continuo smonta e rimonta per far passare le bici dall'altra parte. Certo, la guida che ci hanno fornito consigliava un percorso alternativo, ma se lo avessimo fatto avremmo dovuto saltare metà del percorso e non avrebbe avuto senso allora fare la Rotta. Alcune volte riuscivamo a trovare passaggi accanto, altre dovevamo veramente prenderci su le bici e portarle dalla parte opposta. Dopo la 5° volta inizia a essere pesante.


Riprendo i comandi della bici e obbligo il mio ginocchio a collaborare. Finché si va in piano va bene, anche se fa sempre più male; le salite sono impossibili e quindi fatte tutte a piedi. Inizia lo sconforto e la paura di peggiorare la situazione e non riuscire a finire il giro. Con una grande forza di volontà e sostegno da parte del mio compagno, raggiungiamo l'alloggio a un chilometro dal centro di Alberobello.

Dopo aver fatto il check-in nella nostra dimora a Trullo (vuoi non dormire in un trullo ad Alberobello?), ci sistemiamo e prepariamo per il nostro tour nel borgo che più sogno di vedere da una vita. Prima tappa, ovviamente, la farmacia. La pomata non basta, mi abbandono agli antidolorifici e prendo anche una fascia nella speranza che possa sostenere il mio ginocchio durante le mie pedalate. 


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Iniziamo poi il tour di Alberobello, città UNESCO dal 1996. Sono questo momento da quando sono bambina, da quando ho scoperto l'esistenza di questo paesino. Giriamo per il Rione Monti, i trulli più belli, fino al Rione Aia Piccola e il Trullo Sovrano. Ma questa è un'altra storia. 


Giorno 3 Alberobello - Locorotondo: 19 km e 3 ore di percorrenza (6 a piedi)

Possiamo svegliarci presto o più tardi, il nostro orario di partenza tutti i giorni è alle 10. Ci tocca ritornare in centro ad Alberobello perché il bar del timbro era chiuso il giorno prima, quindi carichiamo le bici, arriviamo al bar, ne approfittiamo per fare colazione e poi ripartiamo, scoprendo che la Rotta passa proprio accanto al nostro alloggio. Il mio ginocchio è felice di ciò.

Quando guardavo le distanze, Maps mi segnava 8 km tra Alberobello e Locorotondo. Ero felice di sforzare per poco tempo il mio ginocchio, finché non abbiamo aperto la traccia GPS che ci ha consegnato l'organizzatore. La Rotta dei due Mari ci fa passare per boschi e foreste allungando un po' la strada. Mi armo di coraggio e si va.


Bellissimo. Credo sia la tratta più bella mai fatta. Passiamo in mezzo ad alberi, sentieri rossicci, attraversiamo ponti fatti di arcate, siamo immersi totalmente nel verde. Davvero incantevole, lo devo ammettere. Ed è qui che incontriamo altri due viaggiatori intenti a percorrere a piedi la Rotta. Insieme a loro, ci sorprende un po' di pioggia e altri estenuanti cancelli chiusi.

Alcuni punti mi hanno portato all'esaurimento, con salite ripide fatte di sassi da fare a piedi, una bici che si fa sempre più pesante con la stanchezza accumulata. Ma finalmente arriviamo a Locorotondo, un borghetto che è stato inserito nella lista dei borghi più belli d'Italia. È davvero incantevole, con i suoi muri bianchi e tantissimi fiori appesi alle finestre o sulle scale delle case. Peccato per la pioggia, che non eclissa però la sua raffinatezza.


Dopo un pranzo a base di cibo locale, ci sistemiamo in appartamento per rinfrescarci e riposarci nell'attesa che la pioggia ci dia una tregua. Quando cessa, usciamo per fare una passeggiata e scoprire ogni angolo di questo paesino. Chiacchieriamo con il barista del bar del timbro, percorriamo il lungomare da cui possiamo ammirare Martina Franca e, quando la pioggia inizia a scendere di nuovo, ritorniamo a casa. Dopo giorni di caldo, il freddo ci sorprende e non non siamo preparati, per questo un tè caldo sotto le coperte è davvero invitante.


Per cena ci lasciamo tentare dalla golosità e optiamo per la pizza. Locorotondo di sera è una vera chicca, anche se fa sempre più freddo. Il male al ginocchio non mi abbandona, ma ormai ho capito che sarà un mio fidato compagno di viaggio.


Giorno 4 Locorotondo - Martina Franca: 14,7 km e 2,30 ore di percorrenza (5 a piedi)

Anche se da Locorotondo si può ammirare Martina Franca da lontano, il giro della Rotta ci porta ad esplorare nuovi percorsi naturalistici. Il ginocchio fa sempre male, ma qualcosa gli antidolorifici fanno, visto che comunque riesco bene o male a pedalare. Comunque, questa è la tappa più breve, da 15 km.


Peccato per la pioggia del giorno prima, il sentiero è ancora bagnato e spesso le gomme rischiano di scivolare. Dopo un pezzo iniziale nel bosco, ricominciano le strade asfaltate e la fatica si sente di meno. Continuiamo a vedere Locorotondo dietro di noi e Martina Franca che piano piano si avvicina.


Dopo una doccia rinfrescante, usciamo per goderci la città barocca. Tira un vento freddo e, parlando con un locale, scopriamo che Martina Franca è il paese più freddo tra quelli che visitiamo. Almeno c'è il sole. Dopo aver fatto un giro per le vie del borgo, aspettiamo le 17 per visitare il Palazzo Ducale e infine ci dirigiamo verso la Masseria, in cui decidiamo di alloggiare per la notte.


Giorno 5 Martina Franca - Crispiano: 27 km e 4 ore di percorrenza (8 a piedi)

Da Martina Franca a Crispiano iniziano le prime difficoltà grosse. La Masseria in cui abbiamo alloggiato per la notte era sul percorso della Rotta, quindi il tratto iniziale lo abbiamo percorso la sera prima: oggi ci siamo semplicemente ricongiunti. 

Nel primo tratto ritornano le mie amate strade carrarecce, costeggiando parchi e boschi. La parte interessante arriva quando ci inoltriamo nel Bosco delle Pianelle. Inizialmente è tutto bellissimo: sole, poco vento che nel bosco non si sente, fiorellini rosa che delineano il sentiero. Sento meno la fatica quando il percorso è così piacevole.


Ma l'idillio dura poco: iniziano le salite, impossibili da fare in bici per i tanti massi, quindi scalate a piedi con una bici pesantissima da trascinare. Alterniamo pedalate a camminate, fino a che il portapacchi della mia bici non cede definitivamente. Già appesantito da peso dei miei bagagli (non sapevamo di dover rimanere entro i 10 kg e io ho un tantino esagerato), a forza di salti tra un sasso e l'altro, ha ceduto fino alla ruota. Inoltre, il peso della sacca ha anche inclinato indietro il tubo della sella. Un disastro.


Ci armiamo di chiavi inglesi e inventiva per cercare di risolvere la situazione, finché con l'idea di girare  il tubo della sella, riusciamo a risolvere il problema. Le sacche sono dritte, non toccano più la ruota, quindi riusciamo a ripartire. Il bosco, per quanto ci abbia provato con tutto il sali e scendi dalla bici, è davvero bello e rilassante.

Al centro visite del Bosco delle Pianelle, però, ci consigliano una strada alternativa con le bici, perché troppo ripida la discesa e potrebbe essere pericoloso. Così seguiamo una strada asfaltata ma per niente trafficata che prosegue parallelamente alla Rotta. Nel tentativo di ricondurci al sentiero, passiamo davanti a un belvedere in cui ci fermiamo 5 minuti per ammirare il panorama. Sotto di noi Crispiano e all'orizzonte Taranto e il Mar Ionio. Un vero spettacolo.


Ricaricati di energie, scendiamo verso il paesino dove incontriamo il proprietario del nostro alloggio, un signore gentilissimo che si offre di tenere le biciclette nel suo garage per la notte. Doccia e riposo, siamo pronti per visitare Crispiano, anche se le cose da vedere sono davvero poche. In compenso ho fatto amicizia con un micino dolcissimo che si strusciava tutto, voglioso di coccole! Io volevo portarlo a casa, ma il mio compagno non ha voluto.



Giorno 6 Crispiano - Taranto: 24 km e 3 ore di percorrenza (7 a piedi)

L'arrivo è sul mare e la maggioranza mi aveva rincuorato dicendo che fosse tutto in discesa! Questo è vero, ma il percorso si fa sempre più scomodo. L'ultima tappa è stata tra le più toste, emotivamente, di tutto il percorso, dovuto al fatto che la mia bicicletta non fosse delle migliori, il male al ginocchio non mi abbandonava e avevo un'idea diversa del percorso da seguire. Diciamo che se fossi stata a piedi l'avrei apprezzato di più, quindi non lasciatevi scoraggiare da quanto riporterò.

Il sentiero, come nei giorni precedenti, si alternava tra sentiero semplice e sentiero pieno di sassi, quindi era un continuo sali e scendi. Dopo sei giorni di male al ginocchio, fatica nel trascinare la bici, non ne potevo più, volevo arrivare, volevo una strada semplice. Inoltre, arriva la disavventura peggiore del percorso: a forza di sobbalzi e il peso delle sacche, si rompe il tubo della sella. A 10 km dall'arrivo.


Devo ammettere che tutti questi problemi e il mio scarso controllo del nervoso, non mi sono goduta il paesaggio. Questa tappa passa in mezzo alla macchia, in mezzo ad arbusti e un panorama mozzafiato sul mare. Adesso che ci ripenso, confermo la sua bellezza, che solo il mio compagno è riuscito a godersi. Io mi sono lasciata prendere dalla mia situazione e dallo sconforto e purtroppo me lo sono perso.


Scambiate le bici (il mio compagno ha più resistenza nel pedalare in piedi), decidiamo di seguire un percorso alternativo e su asfalto per raggiungere Taranto. Seguiamo parallelamente la Rotta finché ad un certo punto ci ricolleghiamo, per passare vicino al porto fino al centro città.

Altro neo della Rotta: questo ultimo tratto del percorso è bruttissimo. Non perché difficile o scomodo per le bici, ma perché passi accanto a vere e proprie discariche. In generale, in tutto il percorso ci è capitato di vedere immondizia a bordo delle strade (ed è un vero peccato oltre che vergognoso), ma qui proprio si tratta di discariche a cielo aperto in cui viene buttato di tutto: bottiglie, immondizia, divani, frigoriferi. Vomitevole. 


Arriviamo a Taranto, ci rilassiamo un attimo, come al solito, prima di andare a visitare la città. Finalmente fa caldo e c'è il sole, verrebbe quasi voglia di farsi un bagno! L'ultima sera la passiamo nella parte nuova della città, la quale ci colpisce positivamente. Gente ovunque, piena di giovani e, incredibilmente, tutti con mascherina (hanno fatto la multa a chi non l'aveva, davanti a noi!).


Giorno 7: ritorno a casa

Come tutte le cose belle (o quasi), si giunge alla fine e bisogna ritornare a casa. Nel treno che da Taranto ci riporta a Polignano a Mare a recuperare la macchina, tiriamo le somme di questo cammino, somme che adesso lascio anche a voi.


La Rotta dei due Mari

Conclusioni

Sono arrivata alla fine del percorso distrutta e dolorante, ma a mente fresca sono qui a consigliarvi questo cammino da fare. Meglio a piedi, per godersi meglio i diversi tratti che propone: dagli ulivi, ai trulli, al bosco, ai parchi. Il paesaggio cambia tappa per tappa rendendo il giro ricco di sfaccettature. Lo consiglio a piedi, a meno che non siate dei ciclisti esperti in mountain bike. Alcuni tratti sono davvero difficili da fare, ma se siete pratici dello sport non vi spaventa niente. Io sono meno di una principiante. 


Grazie a questa avventura ho scoperto la bellezza dell'andare piano: quando organizzo un viaggio sono ossessionata dall'orario, dall'organizzazione, dal dover fare e vedere tutto quello che il posto può offrire. Lo sono stata anche all'inizio di questa vacanza, ma già dalla prima tappa mi sono dovuta arrendere alla calma che la Rotta ti lascia. La sveglia era sempre alla stessa ora, ma non avevamo fretta di partire, come non avevamo fretta di arrivare. Non ho corso nemmeno una volta, mi sono lasciata trasportare dal paesaggio, dai panorami, dalla natura e dai suoi rumori. Sono andata con calma ed è stato altrettanto soddisfacente.

La Rotta dei due Mari tocca paesi di grande bellezza: da Alberobello, a Martina Franca, a Locorotondo. Prendete con calma anche la visita a questi borghi, ai loro angoli splendenti, alla meraviglia che conservano. Un'altra cosa che ho apprezzato tantissimo è la cortesia degli abitanti: tutti disponibili, simpatici, chiacchieroni. Ci hanno lasciato consigli, ci hanno aiutato, accompagnato, ci hanno tenuto anche le biciclette senza chiedere nulla in cambio. 
 

Consiglio questo cammino per chiunque si voglia avvicinare al mondo dei cammini e dell'escursionismo. Non è difficile, non è troppo lungo e i km non sono esagerati, come pure i dislivelli. E poi è impossibile non innamorarsi della Puglia e dei suoi bellissimi paesaggi!


La Rotta dei due Mari

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