Inizia la scuola! 5 libri che trasmettono l'importanza dell'educazione

by - settembre 15, 2019


Settembre è il mese della scuola e dello studio. Il mese in cui si ritorna alla routine invernale: lezioni, mattine a scuola, o comunque accompagnare i figli a scuola e andarli a prendere. È inevitabile pensare a settembre senza ricollegarlo alla scuola.

Perché è importante studiare?
Viviamo in una società che ormai dà per scontato la scuola e l'istruzione, semplicemente perché è diventata una cosa abituale e ci siamo dimenticati delle lotte per garantire l'istruzione di base a tutti come diritto primario della persona. Ma ci sono posti che non hanno questa fortuna, luoghi in cui studiare non è possibile e vietato. A volte è bene ricordarcelo per renderci conto di quanto siamo fortunati noi.

Studiare è importante per riempire la nostra mente. Riempire la nostra testa di conoscenze, di esperienze, di nozioni. Studiare ci aiuta a capire come funziona il mondo, come siamo arrivati fino a qui, ci aiuta a diventare cittadini consapevoli.
Studiare è importante per sviluppare il pensiero critico, quello personale che si forma analizzando le situazioni fino alla creazione di una propria idea. Studiare ci insegna a pensare con la nostra testa.

Più impariamo, più riempiamo la nostra conoscenza, meno sarai condizionato da quello che impongono gli altri. Se tu non sai che saper leggere e scrivere è un bene primario, ti adeguerai a vivere la vita che ti costringono gli altri. Se tu non sai che esistono fonti su cui bisogna basare certe dichiarazioni, crederai a tutto quello che dicono gli altri. Combattiamo l'ignoranza con il sapere, solo così potremmo veramente definirci liberi.


A questo proposito, vi consiglio alcuni libri che come tema principale hanno l'istruzione. Storie vere, di perone che hanno cambiato la loro vita grazie all'istruzione. Perché se non volete credere che l'educazione possa davvero cambiare la vostra vita, fatevelo dire da loro.


L'Educazione di Tara Westover
Edizione: Feltrinelli
Pagine: 378 pagine

Tara, la sorella Audrey e i fratelli Luke e Richard sono nati in una singolare famiglia mormona delle montagne dell'Idaho. Non sono stati registrati all'anagrafe, non sono mai andati a scuola, non sono mai stati visitati da un dottore. Sono cresciuti senza libri, senza sapere cosa succede nel mondo o cosa sia il passato. Fin da piccolissimi hanno aiutato i genitori nei loro lavori: in estate stufare le erbe per la madre ostetrica e guaritrice, in inverno lavorare nella discarica del padre, per recuperare metalli. Fino a diciassette anni Tara non aveva idea di cosa fosse l'Olocausto o l'attacco alle Torri gemelle. Con la sua famiglia si preparava alla sicura fine del mondo, accumulando lattine di pesche sciroppate e dormendo con uno zaino d'emergenza sempre a portata di mano. Il clima in casa era spesso pesante. Il padre è un uomo dostoevskiano, carismatico quanto folle e incosciente, fino a diventare pericoloso. Il fratello maggiore Shawn è chiaramente disturbato e diventa violento con le sorelle. La madre cerca di difenderle, ma rimane fedele alle sue credenze e alla sottomissione femminile prescritta. Poi Tara fa una scoperta: l'educazione. La possibilità di emanciparsi, di vivere una vita diversa, di diventare una persona diversa. Una rivelazione. Il racconto di una lotta per l'autoinvenzione. Una storia di feroci legami famigliari e del dolore nel reciderli.




Io sono Iqbal di Andrew Crofts
Editore: Feltrinelli
Pagine: 217

Iqbal ha solo quattro anni quando, a Lahore, in Pakistan, viene venduto al proprietario di una fabbrica di tappeti per risarcire un debito di dodici dollari contratto dal fratellastro per pagarsi il matrimonio. Diventa il più bravo tra i suoi compagni e quindi viene ceduto a un padrone ancora più severo, che lo costringe a lavorare incatenato a un telaio per sedici ore al giorno. Una notte il piccolo riesce a scappare. Si rivolge alla polizia che, corrotta dall'uomo, riporta Iqbal alla sua condizione di schiavo, alla fabbrica, dove viene severamente punito e picchiato per aver tentato la fuga. Passeranno altri anni prima che possa tentare di nuovo di fuggire, sei lunghi anni di schiavitù prima di rompere la catena e correre verso la grande città. Lungo il cammino, Iqbal incontra Ehsan Khan, coraggioso esponente del Fronte di Liberazione dei lavoratori-schiavi, che lo prende con sé. Può frequentare la scuola ora, scopre penne e matite colorate, e intanto prende parte sempre più spesso a raid per liberare altri bambini schiavi. Diventa un simbolo per il suo coraggio, tanto che viene invitato a raccontare la sua storia in grandi città, e persino in America. A dodici anni, mentre gioca in bicicletta davanti a casa, uno sconosciuto, un sicario dei maestri tessitori, gli tende un'imboscata e lo uccide. Nessuno cercherà di far luce sulla sua morte, e la ricostruzione dei fatti verrà trasformata dalle autorità in una ridicola menzogna.





Come il vento tra i mandorli di Michelle Cohen Corasanti
Editore: Feltrinelli
Pagine: 384

Palestina, metà degli anni cinquanta. Mentre il conflitto arabo-israeliano infiamma, Ichmad, dodici anni, un talento non comune per la matematica e un'ammirazione sconfinata per Albert Einstein, scopre per la prima volta cosa siano la violenza e la paura. La sua famiglia viene costretta dall'esercito israeliano a trasferirsi in un misero fazzoletto di terra rallegrato soltanto da una pianta di mandorlo, unica fonte di sostentamento e ristoro. Ma i problemi non sono finiti: quando il padre di Ichmad viene imprigionato con l'accusa di aver nascosto delle armi, spetta al primogenito prendersi cura della madre e dei fratelli. Ichmad deve trovare un lavoro, e in fretta. Suo unico conforto, il mandorlo in fondo al giardino. Anno dopo anno, ingiustizia dopo ingiustizia, i suoi fratelli soccombono all'odio verso Israele, invece Ichmad lotta per dare un senso a ciò che lo circonda e, grazie alla sua intelligenza matematica, vince una borsa di studio per l'università. Intanto il mandorlo resta lì, in fondo al giardino d'infanzia. Mentre la Storia fa il suo corso. Mentre Ichmad, ormai adulto, riesce a emigrare negli Stati Uniti nonostante l'opposizione della famiglia. Mentre capisce cosa siano l'amore e il lutto, la rabbia e il perdono. E, riappropriandosi delle proprie radici, finalmente ricomincia a sognare.





Io sono Malala di Malala Yousafzai
Editore: Garzanti
Pagine: 284

Valle dello Swat, Pakistan, 9 ottobre 2012, ore dodici. La scuola è finita, e Malala insieme alle sue compagne è sul vecchio bus che la riporta a casa. All'improvviso un uomo sale a bordo e spara tre proiettili, colpendola in pieno volto e lasciandola in fin di vita. Malala ha appena quindici anni, ma per i talebani è colpevole di aver gridato al mondo sin da piccola il suo desiderio di leggere e studiare. Per questo deve morire. Ma Malala non muore: la sua guarigione miracolosa sarà l'inizio di un viaggio straordinario dalla remota valle in cui è nata fino all'assemblea generale delle Nazioni Unite. Oggi Malala è il simbolo universale delle donne che combattono per il diritto alla cultura e al sapere, ed è stata la più giovane candidata di sempre al Premio Nobel per la Pace. Questo libro è la storia vera e avvincente come un romanzo della sua vita coraggiosa, un inno alla tolleranza e al diritto all'educazione di tutti i bambini, il racconto appassionato di una voce capace di cambiare il mondo.





Bonus: Diario di scuola di Daniel Pennac
Editore: Feltrinelli 
Pagine: 256

L'autore affronta il grande tema della scuola dal punto di vista degli alunni. In verità dicendo "alunni" si dice qualcosa di troppo vago: qui è in gioco il punto di vista degli "sfaticati", dei "fannulloni", degli "scavezzacollo", dei "marioli", dei "cattivi soggetti", insomma di quelli che vanno male a scuola. Pennac, ex scaldabanco lui stesso, studia questa figura popolare e ampiamente diffusa dandogli nobiltà, restituendogli anche il peso d'angoscia e di dolore che gli appartiene. Il libro mescola ricordi autobiografici e riflessioni sulla pedagogia, sulle universali disfunzioni dell'istituto scolastico, sul ruolo dei genitori e della famiglia, sulla devastazione introdotta dal giovanilismo, sul ruolo della televisione e di tutte le declinazioni dei media contemporanei. E da questo rovistare nel "mal di scuola" che attraversa con vitalissima continuità i vagabondaggi narrativi di Pennac vediamo anche spuntare una non mai sedata sete di sapere e d'imparare che contrariamente ai più triti luoghi comuni, anima i giovani di oggi come quelli di ieri. Con la solita verve, l'autore della saga dei Malaussène movimenta riflessioni e affondi teorici con episodi buffi o toccanti, e colloca la nozione di amore, così ferocemente avversata, al centro della relazione pedagogica.

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