10 incredibili giorni in Marocco

by - giugno 22, 2019


Sembrava una meta così impossibile e invece è bastato poco: le occasioni giuste, la compagnia perfetta. Se mi avessero detto che in quel lontano febbraio 2016 avrei potuto visitare il Marocco non avrei creduto a nessuno. Quei dieci giorni sono stati i più incredibili della mia vita.

Tutto grazie a un viaggio organizzato dall'agenzia Erasmus di fiducia. Dieci giorni alla scoperta di uno stato particolare e unico. Devo confessare che non sapevo cosa aspettarmi dal Marocco, ero ancora molto ignorante in fatto di Paesi fuori Europa. Penso che la mia voglia di guardare al di là delle mie conoscenze, di andare oltre i pregiudizi sia partita proprio da quella vacanza lì. Una vacanza che mi ha insegnato davvero tanto

Chefchaouen
Devo dire che siamo partiti col botto. Dopo la notte in pullman fino al porto di Algeciras, siamo saliti sul traghetto che in poco più di due ore ci ha fatto attraccare a Tangeri, in Marocco. L'alba sullo stretto di Gibilterra è stata qualcosa di magico. Nonostante il vento freddo, l'idea di guardare verso l'Oceano Atlantico mi ha messo i brividi. Fatti i controlli e risaliti sul pullman, siamo partiti alla volta della città blu. Come prima cosa, ci siamo diretti all'hotel e siamo stati accolti da un personale d'oro. Gentili, simpatici, con tanta voglia di parlare con noi, ci hanno servito il famoso té marocchino alla menta.


Camere distribuite e valigie lasciate, siamo partiti a passeggiare nella città con la nostra guida marocchina, la quale ogni tanto si fermava per raccontarci curiosità sulla città blu. Forse già la conoscevo, forse no, non ricordo. Ma sono rimasta incantata dalle vie ricce di sfumature dal bianco al blu. Non avevo mai visto nulla di simile. Il colore blu entra in contrasto con tutti gli altri nella medina, con le sue banchette e i bazar nei quali puoi trovare di tutto. Il nostro giro è finito in serata nella piazza principale di Una el-Hammam.


Fez e Meknes
La mattina dopo siamo partiti per Fez, la più antica delle quattro città imperiali. La prima tappa è stato il Palazzo Reale, il quale però è impossibile visitare, quindi siamo rimasti ad ammirare i suoi dettagli da fuori. Ci siamo poi inoltrati nella medina, tra vicoli e stradine cariche di gente, bazar e asini. Già, Fez sembra una città ferma nel passato e l'unico mezzo di trasporto usato nella città vecchia è l'asino. Era surreale e affascinante allo stesso tempo. 


La seconda tappa è stata anche la più sfortunata. Uno degli organizzatori non aveva fatto altro che parlarci della conceria di Fez, la produzione di pelli, primato della città dal XVI Secolo. Eravamo pronti a tutto, anche alla puzza che rilascia il procedimento. Sorpresa sorpresona, il sito era in ristrutturazione da parte dell'UNESCO. A detta di un abitante di Fez, è la prima restaurazione dal Medioevo. Una vera disdetta.

Prima di lasciare la città siamo andati ad ammirarla dal promontorio; una vista mozzafiato.

Per terminare la nostra serata siamo andati a Meknes, anch'essa città imperiale del Marocco. Da ammirare in questa perla, circondata da verdi colline, c'è la porta Bab Mansour, la più maestosa delle porte imperiali del Marocco, patrimonio dell'UNESCO. Abbiamo passeggiato per i bazar della piazza el Hedim e bevuto altro té marocchino.


Merzouga e deserto
Il terzo giorno è stato quello più atteso della vacanza: l'arrivo al deserto. Ero così emozionata che non stavo nella pelle. Il tragitto tra Merknes e Merzouga è stato abbastanza lungo. A metà strada ci siamo fermati nei pressi di Aoufous ad ammirare una oasi dall'alto. Primo mito da sfatare: le oasi non consistono in due palme e uno stagno d'acqua, col beduino e il cammello che sonnecchiano all'ombra, come ho sempre pensato grazie ai cartoni animati e la televisione. Quella che abbiamo visitato noi era enorme, piena di palme e case abitate. Ad un certo punto è anche passata una moto. O io sono rimasta indietro, o la nostra società è più ricca di stereotipi di quello che penso.


Arrivati a Merzouga, sono così emozionata che mi mancano le parole. È quasi il tramonto, quindi ci accompagnano dai dromedari, ci caricano e ci portano all'accampamento in mezzo al deserto. Un'esperienza unica. Devo dire che pensavo fosse più facile cavalcare un dromedario, sono arrivata con un male al bacino incredibile. Ma ne vale assolutamente la pena. Al centro dell'accampamento c'era una tenda circolare dove dentro ci hanno servito da mangiare dell'ottimo riso (ah già, in 10 giorni ho mangiato solo riso!) con verdure. Dopo la cena, ci siamo seduti attorno al fuoco insieme ai beduini, pronti a partecipare al loro spettacolo con strumenti e musiche tradizionali loro.


Prima di andare a dormire, i sono fermata a guardare le stelle. Non avevo mai visto così tante stelle in cielo, mi sono anche commossa. Un'immagine indescrivibile e ricca di magia. Spero che tutti, almeno una volta nella vita, possiate avere l'occasione di vedere un cielo pieno di stelle, lontano dall'inquinamento luminoso. Lo spero davvero per voi.

Il giorno seguente ci siamo svegliati per l'alba. In realtà abbiamo dormito davvero poco a causa del freddo. Non potete immaginare il freddo! Ho dormito con pigiama di pile, vestiti del giorno, giubbotto, coperta, sciarpa e scarpe e ho avuto freddo! Comunque, gli spettacoli continuano e l'alba nel deserto è stata magnifica. Mentre aspettavamo che il sole riscaldasse un po' l'aria, siamo risaliti sui dromedari e siamo tornati in hotel.


Nel pomeriggio abbiamo fatto il giro del deserto in auto 4X4. Mi sono divertita da morire con la macchina, ad andare su e giù per le dune, entrare nel vivo del deserto, fino anche a un insediamento che è stato così accogliente che hanno cantato e ballato per noi. Sono ancora emozionata a pensare all'accoglienza così calorosa degli abitanti.
Altro mito da sfatare: non è vero che il Sahara è fatto di sole dune mobili. Sono rimasta scioccata nel vedere distese e distese di pianura rocciosa, tra uno strato di due e l'altro. Diffidate dai libri di geografia.


La serata termina nel migliore dei modi. Tornati dal giro in auto, siamo tornati verso il deserto, quello sabbioso, e abbiamo camminato per le dune aspettando il tramonto. Emozioni allo stato puro. Ricordo che ero così leggera, felice e incantata che non ho avuto problemi a camminare scalza,a correre e saltare sulla sabbia, incurante che qualche animale (come gli scorpioni) potesse essere nascosto sotto.




Gola del Todra e Ourazazate
Riprendiamo il nostro viaggio lasciando una delle esperienze più belle della nostra vita. Siamo diretti a Marrakech, ma essendo piuttosto lontana, facciamo qualche tappa intermedia.

La prima è la Garganta del Todra, una gola scavata dal fiume Dades, nei pressi di Tinghir. Un luogo che mi ha fatto sentire piccola piccola.


La seconda è Ourazazate, luogo dove poi passeremo la notte.

Ourazazate viene considerata la Hollywood del Marocco perché è stata luogo di riprese per numerosissimi film. Infatti, molte pellicole ambientate in Egitto, Persia e tanto altro sono state girate proprio qui, negli Studi Cinematografici Atlas. Qui sono stati girati Il Gladiatore, Cleopatra, Gesù di Nazaret e tantissimi altri, anche con attori come Brad Pitt e Angelina Jolie.


A 30km da Ourazazate sorge la Kasbah de Ait Ben Haddu, un castello fatto di mattoni di fango rossi, tanto da sembrare un castello di sabbia. Era nata come città fortificata, si trova sulla strada che percorrevano le carovane del deserto dal Sudan fino a Marrakech. Ora è quasi disabitata e gli abitanti vivono facendo le guide turistiche per i turisti o vendendo souvenir.

Marrakech
Arriviamo a Marrakesh in pieno pomeriggio. Una guida ci attende e ci fa fare il giro della città. Così unica e particolare, mi innamoro subito della città. In serata, passeggiamo per il Jamaa el Fna, tra bazar, incantatori di serpenti e donne che fanno l'henné; ci facciamo conquistare a farne uno.


Il giorno seguente partiamo con la visita ai giardini Majorelle, un'oasi di pace donata da Yves Saint Laurent alla città. In seguito, visitiamo il Palazzo el Bahia, un complesso terminato nel 1900 e costruito per le mogli e le concubine del re Ahme Ibn Moussa. Attualmente è ancora usato dalla famiglia reale, ma in genere è aperto alle visite.


Casablanca e Rabat
Le due città sono state le ultime mete del nostro tour e anche, a parer mio, le più trascurate. Sicuramente ne ha rimesso il tempo, perché viaggiare in pullman per tutto il Marocco non deve essere facile. Ma Marrakech, Casablanca, Rabat e Fez sono le ragioni per cui voglio tornare in Marocco ancora una volta, per godermele al meglio, perché sono dei veri gioielli

A Casablanca siamo arrivati in tempo per il tramonto sull'oceano, un piacere che ancora non avevo potuto osservare. Avrei voluto correre in spiaggia, annusare l'oceano da vicino, ma l'hotel ci aspettava per i check in. Comunque, la città l'ho trovata molto occidentale, rispetto a quelle viste fin'ora. Il lungomare è molto simile ai nostri, con bar e locali che danno sulla spiaggia, con musica e aperitivi.


Il giorno seguente, in mattinata abbiamo visitato la Moschea di Hassan II, la seconda moschea più grande del mondo. Sono rimasta colpita dalla struttura, uno degli edifici più belli che ho visto. La moschea è costruita sull'Oceano Atlantico, perché il Re ha voluto seguire il verso del Corano "il trono di Dio fu costruito sull'acqua", donandole una potenza incredibile. La moschea è una delle poche del mondo musulmano aperta alle visite ai turisti, e io vi consiglio non perdervi l'occasione di entrare dentro questa maestosità.


Nel pomeriggio ci siamo recati a Rabat per la visita del Mausoleo di Mohammed V. Anche questo luogo è uno dei pochi aperto alle visite di non musulmani. In questo luogo riposano tre grandi re marocchini: oltre a Mohammed V, anche Hassan II e il principe Abdallah.



Purtroppo la mia vacanza per il Marocco termina qua. Mi rimane l'amore per un Paese caloroso e accogliente, gentile e incredibile, ricco di storia e curiosità. L'ho salutato nella speranza di ritornarci presto. Il Marocco non si dimentica facilmente.

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