Diario di scuola di Daniel Pennac

by - febbraio 06, 2019

alphabet class conceptual cube

La prima volta che ho letto questo libro avevo appena terminato la mia laurea triennale come Educatore Sociale e il testo mi è stato regalato dalla mia maestra delle elementari. Ai tempi mi è piaciuto tantissimo perché non mi ha fatto sentire sola: anche io ero una somara. Daniel ha dato voce a chi, come noi, non sono mai stati capiti a scuola, e mi ha fatto davvero piacere leggere questo libro.

Ora, in occasione di un esame universitario, ho avuto il piacere di rileggerlo. Dato che sto studiando per insegnare, il libro questa volta ha superato la precedente aspettativa. Con le nuove idee in testa legate all'insegnamento non ho potuto che amare ancora di più questa storia. Pennac rispecchia tutte le mie credenze in fatto di insegnamento, è come lui che vorrei diventare, essere un'insegnante dalla parte dei bambini, non contro.

Pennac mette nero su bianco un problema molto comune nella scuola: bambini e ragazzi che vengono presi e costretti a stare seduti per ore davanti ad un banco e ad ascoltare l'insegnante che parla parla parla. Potrà mai piacere una scuola che agisce in questo modo? Ditemi, vi siete mai alzati la mattina dicendo "che bello oggi vado a scuola!"?

Per fortuna esistono persone che già nel secolo corso sottolineavano l'importanza dell'insegnamento basato sui bisogni e interessi dei bambini. Io devo essere stata molto fortunata alle elementari in questo senso, ma più si va avanti più questo concetto si perde. Si pensa che la vera scuola sia quella trasmissiva, fatta di insegnanti che spiegano e allievi che ascoltano. Quando durava il vostro tempo di attenzione? Io dopo la prima ora ero già stanca.

Esperienza. Che parola meravigliosa. Quante volte ci hanno detto di fare tesoro dell'esperienza, che sbagliando si impara. Sfido a conoscere chi non se l'è mai sentito ripetere. Allora perché questi concetti non possono essere portati a scuola?

Andiamo oltre le etichette, superiamo gli stereotipi. Se uno va male nel dettato non è vero che andrà sempre male. Se uno non capisce una lezione non è vero che non ha futuro. Non chiudete questi ragazzi dentro i confini che vi fanno comodo! "Ma tu con voti del genere dove vuoi andare?", che brutta frase da dire a un ragazzo pieno di sogni. Il rischio è quello di abituarlo ai fallimenti, all'inettitudine.

Io, come ho detto, ero una somara, non sfornavo voti eccellenti, autostima inesistente e frase stampata in fronte: tanto non sono capace. Sono anche stata bocciata, confesso. Ho ancora stampata nella memoria la faccia dei miei professori quando ho detto che dopo le superiori avrei fatto l'università per insegnare. Una faccia da "ma cosa stai dicendo?", "ma dove vuoi andare?". Alla fine, per entrambe le due classi, sarò l'unica a portare a casa due lauree. Alla faccia di tutti loro.

"La scuola non fa per me". Non c'è frase più sbagliata. La scuola deve essere fatta per te, su tua misura, ti deve motivare, ti deve incuriosire, ti deve portare verso la conoscenza ma deve farlo tramite la scoperta e l'esperienza. Solo così imparerai qualcosa che rimarrà nella tua memoria.

Potrei andare avanti per ore a parlare di queste cose e alla fine risulterei quasi noiosa. Ma cono cose a cui io credo molto e su cui sto puntando nella speranza di diventare una buona insegnante. Consiglio a tutti questo libri, insegnanti e genitori specialmente.
 

Diario di scuola di Daniel Pennac

20803758Editore: Feltrinelli
Traduttrice: Yasmina Mélaouah
Uscita: 07 Gennaio 2013 (first 11 Ottobre 2007)
Genere: Nonfiction
Pagine: 256
Prezzo: Flessibile 8,07€* | eBook 6,99€*

L'autore affronta il grande tema della scuola dal punto di vista degli alunni. In verità dicendo "alunni" si dice qualcosa di troppo vago: qui è in gioco il punto di vista degli "sfaticati", dei "fannulloni", degli "scavezzacollo", dei "marioli", dei "cattivi soggetti", insomma di quelli che vanno male a scuola. Pennac, ex scaldabanco lui stesso, studia questa figura popolare e ampiamente diffusa dandogli nobiltà, restituendogli anche il peso d'angoscia e di dolore che gli appartiene. Il libro mescola ricordi autobiografici e riflessioni sulla pedagogia, sulle universali disfunzioni dell'istituto scolastico, sul ruolo dei genitori e della famiglia, sulla devastazione introdotta dal giovanilismo, sul ruolo della televisione e di tutte le declinazioni dei media contemporanei. E da questo rovistare nel "mal di scuola" che attraversa con vitalissima continuità i vagabondaggi narrativi di Pennac vediamo anche spuntare una non mai sedata sete di sapere e d'imparare che contrariamente ai più triti luoghi comuni, anima i giovani di oggi come quelli di ieri. Con la solita verve, l'autore della saga dei Malaussène movimenta riflessioni e affondi teorici con episodi buffi o toccanti, e colloca la nozione di amore, così ferocemente avversata, al centro della relazione pedagogica.


* Sostieni Storie di Beb acquistando il libro cliccando il link. In questo modo riceverò una piccola percentuale senza nessuna spesa da parte tua per acquistare nuovi libri da recensire!

You May Also Like

0 commenti

Quando commenti su Blogger, affidi a Google le tue informazioni.
Per saperne di più consulta il sito sulle Norme di privacy di Google. Qui trovi il sito aggiornato.