Il tatuatore di Aushwitz di Header Morris

by - marzo 12, 2018


Leggere di questi anni delle atrocità dei campi di concentramento è sempre dura. Non sono molti i libri che ho letto a proposito, ma i miei approfondimenti e il corso di storia contemporanea della mia università mi hanno fatto conoscere ciò che realmente accadeva in questi luoghi disumani. Impensabile, allucinante, non saprei come descriverlo a parole gli orrori chiusi dentro quel recinto di spine. Non si legge mai abbastanza, ogni volta è come la prima: sconvolgente.

Il romanzo è narrato in terza persona, visto maggiormente dalla parte di Lale. Ludwig Eisenberg, un 25enne slovacco deportato per salvare la sua famiglia quando i tedeschi cercavano giovani forti e robusti per lavorare. In cambio, i suoi familiari sarebbero rimasti al sicuro: questa era la promessa dei nazisti ai slovacchi nel 1942. Dopo una breve permanenza a Praga e un viaggio lungo giorni dentro un vagone per bestiame, Lale arriva ad Auschwitz e viene tatuato con il numero 32407.

Dopo poco tempo si ammalò di tifo, e deve la sua vita a un ragazzo, conosciuto durante in viaggio per il campo sul vagone del treno, che ha rincorso il carro dei morti su cui Lale era stato caricato, convincendo i generali a lasciarlo stare.

Fu dopo la guarigione che, in seguito all'incontro con il tatuatore del tempo, Lale diventa il tatuatore di Auschwitz. Fu grazie a questo lavoro, che ha sempre odiato fino in fondo, che Lale incontra Gita.
Lale cerca di non alzare lo sguardo. Allunga la mano e prende il pezzo di carta che gli viene porto. Deve trasferire le cinque cifre sulla ragazza che lo stringe. Quando ha terminato, la trattiene per un braccio un attimo più del necessario e la guarda negli occhi. Abbozza un sorriso timido e sforzato e lei risponde con un sorriso ancora più timido. Tuttavia gli occhi di lei gli danzano davanti. Mentre li fissa, sembra che il suo cuore allo stesso tempo smetta di battere e ricominci per la prima volta, impetuoso, minacciando quasi di scoppiargli fuori dal petto. Lale abbassa lo sguardo verso il suolo che oscilla sotto i suoi piedi. Quando risolleva lo sguardo, lei non c’è più.
È stato emozionante leggere di qualcosa di così dolce e coinvolgente come l'amore in un periodo storico in cui viveva solo morte e disperazione. Gita lo sapeva, per lei non esisteva futuro. Lei aveva perso anche ogni minima speranza. Non credeva in un futuro migliore, per lei esisteva solo il presente, e il presente rappresentava lavori forzati a Birkenau. Lale, al contrario, credeva eccome in un futuro. Lui sapeva che sarebbero usciti di lì, che avrebbero avuto una vita insieme e tanti bambini.

Sono rimasta sbalordita dalla positività di Lale. Chi in un luogo come quello avrebbe avuto anche solo le forze per credere che la vita sarebbe migliorata? Lale ha avuto una forza fenomenale, non solo perché non si è arreso, ha continuato a sperare coinvolgendo anche Gita e le sue amiche, ma anche perché ha rischiato la vita, una volta anche la morte, per riuscire ad aiutare gli altri anche con poco. Essendo il tatuatore aveva diritto a razioni extra di cibo, cibo che distribuiva per le baracche dividendolo con altri prigionieri. Non solo, aveva iniziato uno scambio con alcune donne che gli portavano monete e pietre preziose che trovavano lavorando nello smistamento dei materiali sottratti agli alleati, così che lui potesse comprare da lavoratori che provenivano fiori dal campo in cambio di cibo e medicine. Coraggioso e formidabile.

Heather Morris ha fatto un lavoro notevole le raccontare una storia complicata e difficile come quella di un deportato ebreo nel campo di Auschwitz. Lale ha tenuto nascosta questa storia fino alla morte di Gita e ha scelto Morris come autrice della sua biografia perché non è ebrea. Heather è stata bravissima nel raccontare questa difficile storia, ha usato parole semplici ma decise, che hanno permesso di entrare nel campo e vivere la disperazione e la paura che aleggiavano nel campo di concentramento.

Questo tipo di letture le consiglio sempre a tutti. Sono un periodo storico che molti pensano di conoscere bene e di ricordarlo, ma in realtà troppo spesso ci si dimentica degli orrori del passato, specialmente chi questi orrori non li ha vissuti in prima persona. Vanno lette queste storie, per non dimenticare, per non commettere gli stessi errori in futuro.


Il tatuatore di Auschwitz di Heather Morris
Editore: Garzanti
Uscita: 18 gennaio 2018
Ambientazione: Auschwitz, Polonia
Genere: Romanzo storico
Pagine: 207

Non esiste luogo in cui l’amore non possa vincere.Il cielo di un grigio sconosciuto incombe sulla fila di donne. Da quel momento non saranno più donne, saranno solo una sequenza inanimata di numeri tatuati sul braccio. Ad Auschwitz, è Lale a essere incaricato di quell’orrendo compito: proprio lui, un ebreo come loro. Giorno dopo giorno Lale lavora a testa bassa per non vedere un dolore così simile al suo finché una volta alza lo sguardo, per un solo istante: è allora che incrocia due occhi che in quel mondo senza colori nascondono un intero arcobaleno. Il suo nome è Gita. Un nome che Lale non potrà più dimenticare. Perché Gita diventa la sua luce in quel buio infinito: racconta poco di lei, come se non essendoci un futuro non avesse senso nemmeno un passato, ma sono le emozioni a parlare per loro. Sono i piccoli momenti rubati a quella assurda quotidianità ad avvicinarli. Dove sono rinchiusi non c’è posto per l’amore. Dove si combatte per un pezzo di pane e per salvare la propria vita, l’amore è un sogno ormai dimenticato. Ma non per Lale e Gita, che sono pronti a tutto per nascondere e proteggere quello che hanno. E quando il destino tenta di separarli, le parole che hanno solo potuto sussurrare restano strozzate in gola. Parole che sognano un domani insieme che a loro sembra precluso. Dovranno lottare per poterle pronunciare di nuovo. Dovranno conservare la speranza per urlarle finalmente in un abbraccio. Senza più morte e dolore intorno. Solo due giovani e la loro voglia di stare insieme. 

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